Stefano Campiglio Osteopata

Adulti

Il paziente adulto porta su di sè gli sforzi del lavoro e degli stress della quotidianità.

Sono pertanto disponibili numerosi trattamenti per le diverse esigenze

Il paziente adulto, sicuramente quello che, numeri alla mano, è più probabile che si rechi dall’osteopata, si presenta il più delle volte con condizioni dolorose, che una volta analizzate, risultano essere nella maggior parte dei casi sempre le stesse. I principali motivi di consulto sono: dolore al rachide lombare o cervicale, mal di testa, bruxismo (che spesso è la causa degli ultimi due esempi), dolore agli arti inferiori.

C’è poi un’ampia gamma di altri disturbi che possono portare al consulto un adulto, ma statisticamente prevalgono quelli sopracitati, e l’osteopatia è un ottimo supporto per gestire queste condizioni.

Una domanda che è giusto porsi è, quanto dura il beneficio del trattamento osteopatico?

Può portare alla completa risoluzione di un sintomo doloroso, oppure ogni tanto è necessario ripetere il trattamento per mantenere il risultato?

La risposta è: dipende dalla causa del dolore. Se c’è stata una causa traumatica, oppure il dolore è il risultato di una somma di disfunzioni, che alla lunga non sono più compensabili dal paziente e il dolore insorge per segnalarlo, in assenza di danni tissutali, il risultato può mantenersi per sempre.

Infatti dobbiamo sempre ricordarci che lo scopo di qualunque trattamento osteopatico è quello di stimolare un processo terapeutico nel paziente, e che il corpo tende sempre all’autoguarigione, muovendosi verso una migliore fisiologia.

Quando invece può non essere così? Al giorno d’oggi purtroppo, capita spesso che il dolore percepito dal paziente sia legato, almeno in parte, a cattive abitudini o erronee strategie di gestione dello stress; questo può essere un limite al mantenimento del risultato.

Proviamo a fare un esempio: il paziente sviluppa un dolore cervicale, svolge un normale lavoro d’ufficio, nel quale passa mediamente 8 ore al giorno al pc, a causa degli impegni lavorativi e famigliari fatica a trovare il tempo per fare attività fisica e magari nel week end, stanco dalla settimana si riposa stando due giorni sul divano.

Aggiungiamo un’alimentazione poco equilibrata e magari la tendenza a serrare i denti sotto stress (condizione di riscontro quotidiano, per lo meno a Milano dove lavoro io).

Se penso a questa breve descrizione e a tutti i miei pazienti, sfortunatamente la si può applicare, con qualche differenza, a moltissimi casi.

Una situazione di questo genere, potrà sicuramente trarre beneficio dal trattamento osteopatico, ma se non è sostenuta da un cambio di abitudini e da una responsabilizzazione del paziente rispetto alla sua condizione, in un lasso di tempo molto variabile da persona a persona, tenderà a ripresentare il sintomo famigliare o uno diverso.

Per poter comprendere questa spiegazione, dobbiamo fare un passo indietro e guardare al passato… La verità è che l’essere umano, così come la sua colonna vertebrale, si è evoluto per camminare, a lungo. Siamo tra gli esseri viventi più resistenti alla fame che ci siano, e siamo in grado di continuare a deambulare e muoverci anche in assenza di risorse, molto a lungo, grazie a incredibili meccanismi di produzione energetica; ma sicuramente non ci siamo evoluti per stare seduti su una sedia per la quasi totalità del nostro tempo, né per stressarci per le piccole sfide quotidiane (i meccanismi che noi andiamo ad attivare con così grande facilità hanno ben altro scopo in natura).

Una dimostrazione pratica di questo discorso è alla portata di tutti, basti pensare ai nostri nonni o bisnonni senza dover tornare indietro di migliaia di anni, loro conducevano una vita mediamente molto diversa dalle nostre, avranno avuto i loro problemi, ma sicuramente differenti da quelli che sperimentiamo noi: oggi ho molti pazienti di 20-30 anni con dolori che minerebbero la qualità di vita dell’uomo più resistente…

Concludo, ricordando sempre, come faccio alla fine di ogni trattamento, che l’osteopatia ha lo scopo di stimolare un processo terapeutico che inizia durante la seduta e perdura per almeno 2/3 giorni, quindi è sempre più importante valutare la propria condizione dopo qualche giorno dalla seduta, rispetto a quando ci si alza dal lettino (questa è anche la differenza tra un trattamento osteopatico e altri approcci, come il massaggio, dove invece il risultato è spesso apprezzabile fin da subito).

Adulti

Il paziente adulto porta su di sè gli sforzi del lavoro e degli stress della quotidianità.

Sono pertanto disponibili numerosi trattamenti per le diverse esigenze

Il paziente adulto, sicuramente quello che, numeri alla mano, è più probabile che si rechi dall’osteopata, si presenta il più delle volte con condizioni dolorose, che una volta analizzate, risultano essere nella maggior parte dei casi sempre le stesse. I principali motivi di consulto sono: dolore al rachide lombare o cervicale, mal di testa, bruxismo (che spesso è la causa degli ultimi due esempi), dolore agli arti inferiori.

C’è poi un’ampia gamma di altri disturbi che possono portare al consulto un adulto, ma statisticamente prevalgono quelli sopracitati, e l’osteopatia è un ottimo supporto per gestire queste condizioni.

Una domanda che è giusto porsi è, quanto dura il beneficio del trattamento osteopatico?

Può portare alla completa risoluzione di un sintomo doloroso, oppure ogni tanto è necessario ripetere il trattamento per mantenere il risultato?

La risposta è: dipende dalla causa del dolore. Se c’è stata una causa traumatica, oppure il dolore è il risultato di una somma di disfunzioni, che alla lunga non sono più compensabili dal paziente e il dolore insorge per segnalarlo, in assenza di danni tissutali, il risultato può mantenersi per sempre.

Infatti dobbiamo sempre ricordarci che lo scopo di qualunque trattamento osteopatico è quello di stimolare un processo terapeutico nel paziente, e che il corpo tende sempre all’autoguarigione, muovendosi verso una migliore fisiologia.

Quando invece può non essere così? Al giorno d’oggi purtroppo, capita spesso che il dolore percepito dal paziente sia legato, almeno in parte, a cattive abitudini o erronee strategie di gestione dello stress; questo può essere un limite al mantenimento del risultato.

Proviamo a fare un esempio: il paziente sviluppa un dolore cervicale, svolge un normale lavoro d’ufficio, nel quale passa mediamente 8 ore al giorno al pc, a causa degli impegni lavorativi e famigliari fatica a trovare il tempo per fare attività fisica e magari nel week end, stanco dalla settimana si riposa stando due giorni sul divano.

Aggiungiamo un’alimentazione poco equilibrata e magari la tendenza a serrare i denti sotto stress (condizione di riscontro quotidiano, per lo meno a Milano dove lavoro io).

Se penso a questa breve descrizione e a tutti i miei pazienti, sfortunatamente la si può applicare, con qualche differenza, a moltissimi casi.

Una situazione di questo genere, potrà sicuramente trarre beneficio dal trattamento osteopatico, ma se non è sostenuta da un cambio di abitudini e da una responsabilizzazione del paziente rispetto alla sua condizione, in un lasso di tempo molto variabile da persona a persona, tenderà a ripresentare il sintomo famigliare o uno diverso.

Per poter comprendere questa spiegazione, dobbiamo fare un passo indietro e guardare al passato… La verità è che l’essere umano, così come la sua colonna vertebrale, si è evoluto per camminare, a lungo. Siamo tra gli esseri viventi più resistenti alla fame che ci siano, e siamo in grado di continuare a deambulare e muoverci anche in assenza di risorse, molto a lungo, grazie a incredibili meccanismi di produzione energetica; ma sicuramente non ci siamo evoluti per stare seduti su una sedia per la quasi totalità del nostro tempo, né per stressarci per le piccole sfide quotidiane (i meccanismi che noi andiamo ad attivare con così grande facilità hanno ben altro scopo in natura).

Una dimostrazione pratica di questo discorso è alla portata di tutti, basti pensare ai nostri nonni o bisnonni senza dover tornare indietro di migliaia di anni, loro conducevano una vita mediamente molto diversa dalle nostre, avranno avuto i loro problemi, ma sicuramente differenti da quelli che sperimentiamo noi: oggi ho molti pazienti di 20-30 anni con dolori che minerebbero la qualità di vita dell’uomo più resistente…

Concludo, ricordando sempre, come faccio alla fine di ogni trattamento, che l’osteopatia ha lo scopo di stimolare un processo terapeutico che inizia durante la seduta e perdura per almeno 2/3 giorni, quindi è sempre più importante valutare la propria condizione dopo qualche giorno dalla seduta, rispetto a quando ci si alza dal lettino (questa è anche la differenza tra un trattamento osteopatico e altri approcci, come il massaggio, dove invece il risultato è spesso apprezzabile fin da subito).

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